domenica 18 ottobre 2009

OGM: un investimento sbagliato...una battaglia vinta!


Chiusura definitiva del centro di sperimentazione sugli OGM di Cà Tron (Roncade TV).

Finalmente ogni tanto arrivano delle buone notizie, e molti di noi erano certi fin dall’inizio che un laboratorio di sperimentazione biogenetica nei nostri territori non aveva senso e andava chiuso.

Per sperimentare le coltivazioni OGM la Fondazione Cassamarca ha realizzato un laboratorio e finanziato una ricerca senza futuro sperperando 8 milioni di euro: il Presidente De Poli ha buttato al vento tante risorse per non aver capito che gli OGM da noi non hanno futuro, che esiste una diffusissima e moltitudinaria resistenza al cibo “Frankenstein” da parte di consumatori, agricoltori, produttori. Le stesse potentissime multinazionali del transgenico non riescono a far passare i loro interessi ed è per questo che adesso nessuno mette più soldi per questo laboratorio che si conferma come una scelta ingiusta e sbagliata anche dal punto di vista economico.
Già nel 2003 Fondazione Cassamarca si vantava di voler far convivere gli organismi geneticamente modificati con la casatella, ebbene forse sarebbe stato più proficuo dedicarsi totalmente a questo gustoso formaggio tipico e locale.
Assistiamo con gioia all’evidente sconfitta di questo progetto che abbiamo fortemente contestato con iniziative dirette e mobilitazioni. Abbiamo la convinzione che nei nostri territori, devastati da anni di sviluppo incontrollato, la ricetta migliore nasca dal recupero delle radici migliori e più profonde di quello che siamo stati e siamo: “contadini” con l’idea di un rapporto diverso con ambiente e natura, rapporto possibile solo con lo sviluppo di un’agricoltura di qualita e biologica.
Inoltre ci sentiamo oggi ancora più vicini ai fratelli ed alle sorelle provenienti dal sud del mondo che abbiamo incontrato lo scorso aprile durante le giornate del Festival “Questa terra è la nostra terra”. I contadini, i cittadini, gli indigeni del Sud del mondo ci hanno raccontato con forza quanta morte, povertà e devastazione provocano le multinazionali degli OGM nei loro paesi.

La battaglia contro il Laboratorio di Sperimentazione a Ca’ Tron ci dimostra che è possibile vincere, che l’idea di mettersi in gioco direttamente è la strada che si può percorrere per aprire la possibilità che scelte demagogiche e pericolose come gli OGM non trovino spazio. Viviamo in un momento in cui i temi della precarietà climatica, della crisi ambientale appaiono tutti i giorni nella loro ampiezza, saldandosi con l’immiserimento dell’intera popolazione del pianeta.
Far crescere scelte alternative, radicate nel territorio, per uno sviluppo diverso ed ecocompatibile che affrontino questi temi globali parte anche dalla capacità di liberare i nostri territori.
Adesso che a Ca’ Tron le sperimentazioni OGM non ci saranno più vogliamo rilanciare insieme a tanti una grande iniziativa perché l’intera area sia destinata a divenire un grande laboratorio ed una struttura propulsiva di attività volte allo sviluppo di alternative energetiche, ambientali e agricole.
E per chiedere con forza che tutte le denunce e i processi attivati contro chi ha contestato gli Ogm vengano archiviate e si riconosca la forza di una battaglia che è stata una battaglia di libertà.
Liberi dagli OGM possiamo camminare insieme a tanti per continuare ad affermare che “questa terra è la nostra terra”. Invitiamo tutti a costruire con noi “Liberi dagli OGM” come modo per festeggiare la chiusura di Ca’ Tron e chiederne l’utilizzo al fine di rafforzare tutte le pratiche legate allo sviluppo del nostro ambiente.

Associazione Ya Basta Nord EsT
Per info treviso@yabasta.it

Climate Swoop vs Coal Power in Nottinghamshire

More than 50 people have been arrested as security fences were breached by 1,000 climate activists who had converged on the coal power station in Ratcliffe-on-Soar. The action is just over and so this is just a preliminary news report. You can also follow @climatecamp and @actforclimate (also here on twitfeed on right) for news, images, videos.

Many activists were bitten by police dogs, in another show of heavy-handed repression of climate protest that is becoming recurrent. But the tide of the times is with climate justice activists. All to Copenhagen!

 

 

http://live.climatecamp.tv/

http://twitter.com/actforclimate

http://www.climate-justice-action.org/

**CLIMATE JUSTICE ACTION: precari uniti in azione climatica a Copenhagen.**



Lotta per la giustizia sociale e climatica. Perché il cambiamento climatico rende tutti precari.

La crisi economica ha pesantemente colpito il precariato, cioè l’insieme di quei contratti atipici, interinali, part-time nei servizi e nell’industrai, più di qualsiasi altra classe sociale. Milioni di giovani, donne e immigrati precari perdono il lavoro a causa della Grande Recessione. Dagli Stati Uniti all’Europa, dall’Islanda al Giappone la disoccupazione è salita alle stelle.

I responsabili della crisi – le grandi banche, i fondi di investimento, gli economisti e i politici neoliberisti – insabbiano gli scandali e si rinverdiscono senza vergogna sperando di andare avanti come se nulla fosse. I governi danno triliardi ai ai banchieri e noccioline ai precari. Dimostrazioni e proteste si stanno diffondendo in risposta a ciò, contro anche una nuova onda di razzismo e xenofobia, ma la pressione contro il potere politico ed economico non basta ancora, sebbene abbiamo in serbo un autunno di fuoco che potrebbe minare questo equilibrio.

Tuttavia, all’orizzonte di questa storica crisi capitalistica se ne profila un’altra ancora più grande: il riscaldamento globale e il cambiamento climatico causati dall’accumulazione di capitale tirata dai combustibili fossili. Il genere umano è in pericolo, ed entro la metà del secolo milioni e milioni di persone potrebbero sparire dalla faccia della terra se le economie sovrasviluppate non taglieranno le emissioni. Dobbiamo riportare sotto controllo i maggiori responsabili di gas serra (compagnie petrolio, carbone, conglomerati energetici, aziende manifatturiere e la loro logistica, l’industria dell’aviazione, i fast food e l’agrindustria, il turismo di lusso ecc.).

Dicembre a Copenhagen rappresenta un’eccellente opportunità per fare ciò. Dal 7 al 18 dicembre, il Climate Summit dell’ONU - COP15 - si svolgerà nella capitale danese, una città dalle forti tradizioni radicali e una storia presente di movimenti di ribellione. Tutte le élite statali ed economiche di ogni paese del mondo si riuniranno al Bella Center di Copenhagen alla ricerca del successore del protocollo di Kyoto, incluse quelle potenze come gli Stati Uniti, la Cina e l’India che non avevano firmato.

venerdì 12 giugno 2009

Questa terra è la nostra terra - Serata dedicata agli indigeni dell’America Latina



Domenica 21 giugno alle ore 21.30
Sherwood Festival 2009
Parcheggio Nord Stadio Euganeo
V.le Nereo Rocco
Padova
c/o Cinestreet
"Questa terra è la nostra terra"
Serata dedicata agli indigeni dell’America Latina a cura dell’Associazione Ya Basta.

Le lotte comunitari in difesa dei beni comuni e della terra dal Messico al Perù, affermano nella modernità del tempo della crisi, la possibilità di costruire un mondo diverso.

“Con tutti i colori, il fiore che siamo del colore della terra, avrà un domani … “ Subcomandante Marcos

Ore 18.00 Incontro sulle Carovane Presenz/attiva Estate 2009: Compartir autonomia, Chiapas Messico, Otra Midad del mundo, Ecuador Zona Amazzonia, Ande e Costa.

Dalle 20.00 Cena-Buffet argentina a sostegno di Radio Mapuche. La voce libera contro la nuova invasione di Benetton e delle multinazionali. Il recupero della terra di Santa Rosa contro Benetton. L’impero Benetton. Ancora arroganza di Benetton.

Dalle 21.00 Pueblos: Incontro, in collaborazione con l’Associazione Yaku, degli indigeni Nahuatl del Morelos messicano in difesa dell’aria, dell’acqua e della terra. La situazione sociale e politica in Messico.
Con la partecipazione di: Saul Roque;
Taita, capo Spirituale Nahuati di Xoxocotla, paese natale di Zapata;
Fernanda Robinson, fotografa brasiliana, studiosa di culture indigene mesoamericana, produttrice esecutiva del film “13 Pueblos en defenza del agua, el aire y la tierra”; Francesco Taboada Tabone, regista messicano del film documentario “13 Pueblos en defenza del agua, el aire y la tierra”.

Alle 23.00 Proiezione del pluripremiato film-documentario “13 Pueblos en defenza del agua, el aire y la tierra”, testimonianze della lotta delle comunità indigene del Morelos in difesa della gestione ancestrale dei loro territori.

Nella serata sarà presentato il libro: "Così raccontano i nostri vecchi. Narrazioni dei popoli indigeni", Subcomandante Marcos.
Edizioni IntraMonia
Curato dall’ Associazione Ya Basta
Traduzione di Claudio Dionesalvi
Fotografie di Simona Granat
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Introduzione
Quando a scuola si studia la storia dei popoli indigeni d’America, i ragazzi e le ragazze stentano a credere che esistano ancora i Maya. Infatti i libri scolastici insegnano che sono stati sterminati cinque secoli fa dai conquistatori europei ed analoga sorte è toccata ai Pellerossa, agli Aztechi ed agli Inca.
Eppure i Maya sono ancora lì, nel sudest del Messico, nello Stato del Chiapas. Coltivano le terre che hanno occupato durante l’insurrezione del gennaio 1994. Amministrano i territori liberati. Resistono alle continue aggressioni del governo messicano che ha cancellato i loro diritti e vorrebbe annientarne l’identità e la memoria storica.
Hanno ideato un proprio sistema amministrativo che funziona fuori dalle istituzioni del malgoverno. Indossano il passamontagna dell’EZLN, affinché il mondo sappia che esistono. Come altre popolazioni indigene del continente americano, i Maya non si rassegnano. Per milioni di uomini e donne di tutto il mondo la loro ribellione è uno spiraglio di luce e speranza. Perché non essendo una rivolta desiderosa di conquistare il potere, riesce a realizzare un modo diverso di creare relazioni umane, abitare i luoghi e costruire democrazia Gli zapatisti parlano con gli occhi e vedono con le parole. Le loro forme di comunicazione e di lotta ci insegnano a pensare ed agire al plurale. A migliaia di chilometri di distanza il loro cammino di autonomia contribuisce a dare un senso ad innumerevoli esperienze di ribellione che fioriscono in diverse zone del pianeta.
L’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ci insegna che la qualità del cammino è più importante della meta da raggiungere. Non esiste una strada già tracciata. Bisogna realizzarla insieme.
In carovana con l’Associazione Ya Basta abbiamo incontrato l’autonomia zapatista e l’Altra Campagna: un’esperienza di democrazia dal basso che si compie mediante un percorso di incontri con le comunità ed i movimenti che in quella zona della Terra resistono al neoliberismo. Attraverso i linguaggi della poesia, rievocando l’epica indigena, in questo cammino collettivo chiamato Altra Campagna che si compie grazie alla capacità di ascoltare i popoli, il Subcomandante Marcos narra i sogni ribelli di un presente ed un futuro tutti da costruire. Lottando per la dignità umana.
I racconti che pubblichiamo portano una data precisa. Sono stati scritti e letti durante gli incontri che il Subcomandante Marcos, Delegato Zero, ha svolto in tutto il Messico durante i primi mesi del 2006 mentre iniziava a prendere forma l’Altra Campagna.
In molti casi con gli zapatisti le date non hanno importanza, riletti con gli occhi di oggi ci servono infatti per riflettere sul presente in Messico e a casa nostra.



venerdì 15 maggio 2009

Nucleare - Arriva il sì del Senato. Nessuna autonomia di scelta a comuni e regioni

Mercoledì 13 maggio 2009

Siti top secret e protetti dall’esercito


Ieri è stato approvato il Ddl 1195 che dà sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari.
Gli articoli 14 e 15 del Ddl specificano inoltre che le aree destinate alla costruzione delle centrali elettriche e dei siti di stoccaggio rifiuti saranno aree di interesse strategico nazionale, quindi segrete e protette dall’esercito, come le discariche di Napoli.
Il tuffo al passato che il governo si appresta a fare nei prossimi mesi, ignorando il referendum abrogativo del 1987 che "di fatto" ha sancito l’abbandono da parte dell’Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico, riapre anche la questione sull’autonomia che comuni e regioni dovrebbero avere. In barba al tanto sbandierato federalismo, le centrali potranno essere costruite tramite un’ unica autorizzazione che varrà come nulla osta, atto di assenso amministrativo, concessione ed esproprio. Dal punto di vista burocratico, quindi, l’iter potrà essere fermato unicamente attraverso la valutazione di impatto ambientale. Per mettersi al riparo dai ricorsi il governo ha già stabilito che solamente il tribunale del Tar del Lazio, legittimato a corte suprema per tutto quello che riguarda l’energia.
Il ddl appare quindi come un lascia passare per i vicini di oltre alpe, con i quali Berlusconi ha già firmato febbraio gli accordi per la costruzione di centrali italiane classe Erp. L’edf, l’ente pubblico francese partner di Enel, ha quindi carta bianca.




lunedì 27 aprile 2009

UN G8 SULL'AGRICOLTURA SENZA CONTADINI= PIU' FAME E POVERTA'

Comunicato stampa- La Vía Campesina



(Treviso, 21 aprile 2009)
La prima riunione del G8 agricolo che terminata ieri a Cison di Valmarino ha prodotto una dichiarazione che non solo ammette i propri fallimenti del passato ma che prevede anche un futuro pieno di contaddizioni. Il G8 non potrà mai eliminare la fame nel mondo prendendo decisioni a porte chiuse, in assenza degli attori principali del dibattito mondiale sull’agricoltura, i milioni di contadini e famiglie di agricoltori, uomini e donne, che alimentano il mondo.

L’affermazione del G8 che "i contadini devono essere i principali protagonisti" suona particolarmente vuota quando la riunione di questo fine settimana fu esplicitamente pianificata per limitare l’accesso alle organizzazioni contadine e ridurre la loro visibilità. Il G8 ha realizzato l’incontro in un castello isolato fra le montagne ed il ministro dell’agricoltura italiano ha rifiutato di riunirsi con rappresentanti di organizzazioni della società civile italiane ed internazionali che chiedevano di esprimere le proprie opinioni.

Il testo finale prodotto dal G8 è estremamente contradittorio. Riconosce il ruolo dei produttori di alimenti e la crisi che colpisce le aree rurali ma non propone una reale strategia che potrebbe combattere la crisi. La dichiarazione, da una parte dice di porre "l’agricoltura e lo sviluppo rurale . al centro della crescita economica rinforzando il ruolo dell’agricoltura familiare e dei piccoli agricoltori ed il loro accesso alla terra" e, dall’altra parte parla di "raggiungere una conclusione equilibrata, globale e ambiziosa del Ciclo di Doha", due politiche che sono fra loro incompatibili: l’OMC ha mostrato ripetutamente che produce effetti catastrofici sull’agricoltura contadina perché liberalizza i mercati agricoli e privatizza le risorse naturali.

La dichiarazione, inoltre, appoggia la creazione dell’Alleanza Mondiale per l’Agricoltura e l’Alimentazione, riconoscendo, allo stesso tempo, il ruolo centrale della FAO, due posizioni che non possono stare assieme.
Le istituzioni esistenti dell’ONU dovranno restare al centro della soluzione della crisi attuale, non la Banca Mondiale ed il FMI rappresentati dall’Alleanza Mondiale.

Nonostante la natura contradittoria della dichiarazione, il G8 per lo meno ha ammesso qualcosa che era assolutamente ovvio per il resto del mondo già da molti anni, che il mondo ha fallito totalmente nei suoi intenti di ridurre a metà il numero di affamati sulla terra entro il 2015, in corrispondenza con le mete del millennio. Sono proprio le politiche del G8, imposte ai paesi del sud a portarne la responsabilità.

Qualunque politica vera per porre al centro i contadini e le contadine e l’agricoltura sostenibile rifiuterebbe l’agenda del libero commercio e l’alleanza mondiale e permetterebbe agli stati di proteggere i diritti dei propri popoli a lavorare e ad alimentarsi. I contadini e le contadine, che rappresentano circa la metà della popolazione attiva del mondo, sono i primi ad essere colpiti dalla fame e dalla malnutrizione.

Rappresentanti del movimento internazionale di contadini della Vía Campesina si sono riuniti a Treviso in questo fine settimana per far conoscere le loro alternative. Le loro richieste sono semplici: permettere ai popoli e ai paesi di definire e proteggere i propri sistemi agricoli, senza procurare danni ad altri. Trasformare il modello agro-esportatore del nord e del sud in un altro basato sulla produzione locale sostenibile, basato sull’agricoltura familiare. Parlando nel seminario organizzato dalla Piattaforma Italiana per la Sovranità Alimentare, Ibrahim Coulibaly, presidente del CNOP (Comité Nacional de Organizaciones Campesinas) del Malí disse molto chiaramente: "l’Africa può alimentare sé stessa, non sono necessarie politiche agricole imposte da un gruppo illegittimo di paesi ricchi . ! il ruolo del G8 non è decidere la politica agricola internazionale !"